our way of life :.
dalla massificazione dei sentimenti al consumismo culturale positivo, in quattro passi paralleli.
la massificazione dei sentimenti: il più terrificante approdo della società mediatica. tabloid che s’infiltrano nella vita dei divi, persone che acquistano tabloid interessate alla vita dei divi, individui che sognano essere divi e divi che desidererebbero esser considerate persone normali. talk show fasulli in cui si inscenano inesistenti situazioni sentimentali. reality show in cui si manipolano surrogati di vita di altre persone. ma il dubbio più grande resta il motivo per cui tutto questo non generi in tutti gli individui un istintivo rigetto.
il consumismo dei sentimenti: ovvero il trattare la vita come merce. necrofilia in tv, durante i telegiornali, nella pubblicità, ovunque. l’occhio quasi è diventato immune, ma il cuore ne risente. tutte le potenzialità delle arti visive sfruttate per il più basso degli ideali: lo scoop. di conseguenza molti individui si comportano più o meno imitando questi modelli, trattando il prossimo come un oggetto.
la massificazione culturale: potrebbe esser da un certo punto di vista considerata positiva. è sottoposta alla stessa problematica della globalizzazione, e l’unica soluzione plausibile resta quella di preservare le identità locali, con le loro profonde radici, pur garantendo un’apertura liberale alle altre realtà mondiali. una attenta politica non può che generare progresso, è questo il concetto.
il consumismo culturale: è la situazione più auspicabile dal quel mammifero così profondamente dotato d’intelligenza e sensibilità che è l’uomo. è il godere delle tante diversità del pianeta terra, è il saperle apprezzare ed il saper distinguere i sapori/saperi delicati dalle incredibili patchanke prodotte, non create, dalle industrie mainstream, del divertimento, della produzione in serie guidata dalle leggi del profitto.
come raggiungere questo obiettivo sfruttando le potenzialità della rete globale e dei pensatori indipendenti?
la prerogativa di _underscored è la qualità. pubblicare opere elettroniche è infinitamente più facile rispetto, ad esempio, alla stampa tipografica. non ci sono problematiche riguardanti il formato, le dimensioni, la tiratura, le quantità di colore e di carta [per buona fortuna anche dei nostri amici alberi, sempre più spogli e diradati].
non si pongono quindi nemmeno i tipici dilemmi del marketing: ma venderà? e a chi interessa! l’importante è il suo impatto e diffusione.
andiamo per ordine.
1) internet è un bacino d’utenza pressochè globale.
2) la qualità stà a voi, che inviate i vostri lavori, più che ad _underscored che li seleziona e ci mette mano. confidate, comunque, nella poderosa capacità raddrizzante delle menti di _underscored.
3) le opere elettroniche possono esser duplicate all’infinito, girate verso altri utenti via aggregatori, motori di ricerca, passaparola.
4) gli oggetti gratuiti hanno poi un impatto enorme, visto che dopo uno spaventoso boom iniziale, di gratuito su internet è rimasto ben poco.
5) riguardo la diffusione, _underscored punta al tam tam. tutte le grandi novità si sono diffuse a macchia d’olio solo grazie al passaparola. ed è anche vero che la pubblicità è ormai definitivamente tramontata sulla rete, con rendimenti davvero scadenti, inferiori allo 0.5%. se un concetto è davvero innovativo, diventa un fattore trainante. idem per qualcosa che valga davvero la pena di vedere o ascoltare.
così facendo si bypassa completamente un intero sistema burocratico costruito appositamente per imbrigliarci, tenendo a bada l’opinione di chi spinge dal sottosuolo.
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from massification of feelings toward a positive cultural consumerism, in four parallel steps.
massification of feelings: the most terrifying landingplace from the society of media. tabloids infiltrating in vip’s lifes, people that buy tabloids to know more about vip’s lifes, individuals dreaming about being vips and vips desiring a normal lifestyle. fake talk shows about acting unexisistent sentimental bonds. reality shows manipulating surrogates of life. the question is why this crap does not generate and intinctual rejection in people.
feelings consumerism: or treatening life as merchandise. necrophilism on television, in newspapers, in advertising, everywhere. the eye is nearly immune, but the hearth feels it. all visual arts used for the worst of the ideals: a groundbreaking-moneymaking scoop.
massification of culture: this can be, under a certain light, considered positive. there are the same issues of globalization, and the only plausible solution is to preserve local identities, with their strong roots, also guaranteeing a liberal aperture toward other earth’s local realities. culture is freedom.
cultural consumerism: this is the most auspicable situation, for that smart and sensitive mammal that man is. first enjoying world’s variety, then distinguishing delicate tastes from incredible patchankas market brought to us, with its mainstream industries, guided by money-income laws.
how this can be achieved using world wide web tools and indipendent think-geeks?
the prerogative of _underscored is quality. e-publishing is simpler than typographic printing: no format, dimensions, number of copies, color and paper quantities [trees, our biggest friends!] issues.
nor marketing dilemma: it sells copies? who matters! the only important thing is its diffusion and its impact.
let’s go in order:
1) internet has one billion users worldwide.
2) quality depends on you and you work, rather than _undescored who select and fine-tune them. trust, however, in the powerful rectifying skills of our minds.
3) e-works can be reproduced endlessly, via aggregators, search engines, tam-tam.
4) free downloadable things have an high impact factor, because after the initial free explosion, there’s so much little of really free over the internet.
5) advertising the classical way on the internet is dead. innovative concepts can be a leading factor.
this way, one can bypass a gargantuan burocratic system, built ad hoc to harness the opinions of who is pushing from the underground.